Bottega Veneta e le suggestioni “in rosa” di Eau Sensuelle

eau sensuelle bottega venetabiancoLa luce rosata di un tramonto, una donna sprofondata in poltrona su un balcone, un pesco che fluttua nella brezza: è a questi fotogrammi senza tempo, momenti di un’ intimità sensuale e avvolgente, che si ispira la nuova fragranza di Bottega Veneta Eau Sensuelle. La gardenia e il gelsomino indiano mixano il loro bouquet floreale all’ aroma fruttato del pesco, rivisitando Bottega Veneta Eau de Parfum in un’ inedita chiave fresca. Tomas Maier, direttore creativo del brand vicentino, prosegue la serie Art of Collaborations con una partnership tutta all’ insegna dell’ olfatto: sono i profumieri Michel Almairac e Mylène Alran a “firmare” questa vellutata essenza, che all’ amalgama  floreal-fruttato combina il soffice cuoio del chypre, la vaniglia e il patchouli indonesiano per rinvigorirne il jus. “Una fragranza è l’ estensione naturale della filosofia di Bottega Veneta“, dichiara Tomas Maier, ed Eau Sensuelle della sua vision si fa emblema con i molteplici ingredienti intersecati tra loro, uniti in un connubio che sembra ricreare l’ iconica texture a intreccio del brand. Il profumo è “un accessorio che diviene la firma della donna che lo indossa”, prosegue Maier: rievocando suggestioni preziose, reminescenze in rosa fluttuanti nel tempo, la nuova fragranza riflette un mood sofisticato e romantico, ma ricco di note gioiose. Ed è ancora un rosa delicato a tingere il suo flacone trasparente, essenziale, dalle forme arrotondate. Dettagli come il motivo intrecciato inciso sul fondo e il nastro in gros grain – rigorosamente rosa – che circonda il tappo rappresentano ulteriori indizi di uno chic nel più puro stile Bottega Veneta.

Eau Sensuelle è disponibile nei formati da 30, 50 e 75 ml.

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Glitter People

PRINCE 2016 2bianco“Il successo può anche causare infelicità. Il trucco è di non essere sorpresi quando scopri che non ti porta tutta la felicità e le risposte che pensavi avrebbe dovuto darti.”

Prince

biancoPhoto by A. Golden via Flickr, CC BY-NC-ND 2.0

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L’ accessorio che ci piace

wang beaniebianco“Tender”, ma anche “Strict” e“Girls: sono i claim che spiccano sui beanies della collezione Autunno/Inverno 2016 di Alexander Wang, zeppa di riferimenti al Punk ed ai suoi emblemi. Il leggendario “No future” che ha sintetizzato l’ ideologia del movimento si concentra in un monotermine d’effetto, sia esso un nome o un aggettivo, stampato sul berretto in posizione frontale. E’ un dettaglio che risalta con rigore grafico sulla soffice lana d’angora: un contrasto intenzionale, ancor più d’impatto in virtù dello sfondo bon bon che alterna il bianco a colori come l’ arancio e il rosa confetto. La triade stessa dei claim sembra un gioco di parole. Due aggettivi che si contrappongono ma al tempo stesso riconducono a un unico nome, quel “girls” che affianca il “tender” allo “strict” con un’ ambivalenza naturale. Come a dire: tenerezza e rigore convivono nelle ragazze toste, soprattutto se neo-Punk in perfetto stile Wang. Ed è proprio quell’ antitesi di fondo ad orientarci verso il beanie in versione all pink, “tenero” quanto basta da abbinarsi a grintosi choker in cuoio, top see-through e colli in pelliccia animalier. Alleato antifreddo e disinvolto accento del look, il beanie si porta poco calzato in testa e con un alto risvolto su cui campeggia il claim. La sua allure easy lo ha già promosso a must have: includerlo nella wishlist natalizia è tassativo.

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Rosso & bright pink, un binomio al top

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biancoRosso e rosa: un binomio cromatico da sempre considerato azzardato. Soprattutto se, al posto di una “tranquilla” nuance pastello, al rosso viene affiancato un bright pink vibrante e d’effetto. Ma in ambito di stile le regole, si sa, sono fatte per essere sovvertite, con risultati che felicemente coniugano ricerca e sperimentazione: prova ne è che il bicolor rosso-rosa carico è un leitmotiv di svariate collezioni, l’ abbinamento ad hoc che squarcia il grigiore invernale con pennellate sgargianti. E tinge di uno chic avantgarde outfit ed accessori in total look.

biancopink and red fw 2016 2017 leitmotivLeitmotiv

pink and red paula cademartori fw 2016Paula Cademartori

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biancopink and red fw 2016 17 capannoloGianluca Capannolo

biancopink and red fw 2016 chanelChanel

biancopink and red fw 2016 gucci marmontGucci Marmont bag

biancopink and red fw 2016 agatha ruiz de la pradaAgatha Ruiz de la Prada

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Schield SS 2017: una ad campaign tra il sacro e il profano

1biancoSorprendente, graffiante, provocatorio: tutti aggettivi che calzano a pennello a Diego Diaz Marin, fashion photographer dalle mille risorse e dai mille progetti.  Tra questi – oltre al recente lancio del visual book Doubleview a livello internazionale – rientra la sua attività di art director per Schield, il brand di luxury jewels fondato da Roberto Ferlito. E proprio con Schield è in procinto di lanciare una nuova, incisiva advertising campaign che presenta la collezione Primavera/Estate 2017 in una delle sue tipiche photostory. Mancano i cieli turchesi, stavolta, i colori vibranti a fare da leitmotiv; il photo shoot è interamente ambientato nello spazio ristretto di un confessionale e affianca poche nuance basilari: l’ argento, il nero, il marrone. Il focus è tra il sacro e il profano, la “vanità” dei gioielli si sposa alle sobrie atmosfere della confessione. Un rito a cui la protagonista – e qui riappare l’ inconfondibile donna di Diego, affascinante ma nevrotica – si sottopone con una devozione che rivela, scatto dopo scatto, differenti sfaccettature.

bianco2biancoAccanto alle splendide creazioni di Roberto Ferlito – grappoli di fiori, collier, orecchini pendenti di una ricercatezza avantgarde – risaltano tre elementi chiave: la donna, una corona di filo spinato, la grata del confessionale. E’ decisamente minimal il look della protagonista, che tiene i capelli raccolti in uno chignon. E la corona di spine si fa metaforica, scegliendo un più contemporaneo filo spinato che, non a caso, con i jewels è in perfetto pendant argento.

bianco4biancoSimbolo di espiazione oppure ironico dettaglio fashion? E ancora: la protagonista sarà davvero pentita dei suoi peccati o la confessione rappresenta piuttosto, per lei, l’ ennesima provocazione? Per chi segue ed ama l’arte di Diego Diaz Marin, l’ interpretazione si spoglia di ogni nota enigmatica.

bianco8bianco10bianco12bianco13bianco11bianco20biancoSCHIELD Advertising Campaign SS 2017

Photographer: Diego Diaz Marin

Model: Reece Perkins

Hair and make up: Giovanna Fucciolo

biancoLeggi qui l’ ultima intervista di VALIUM a Diego Diaz Marin

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Il close-up della settimana

_T6C6187biancoIeri pomeriggio, a Firenze, LUISAVIAROMA ha inaugurato uno spazio verde nel suo concept store: la nuova terrazza, che inneggia a un luxury essenziale e rilassato, è stata battezzata Oasi e porta la firma di Patricia Urquiola. Oasi è una superficie da vivere, una rivisitazione del concetto di lifestyle in chiave contemporanea, la valorizzazione di uno stile minimal che esalta i suoi “interiors” e preferisce essere anzichè apparire.  I pezzi più iconici delle creazioni outdoor di Patricia Urquiola – la Tropicalia di Moroso, le ultime linee Mesh e Roll per Kettal – vanno a costituire piccoli salotti rappresentativi del mondo di LVRHome, che rinsalda il suo legame con il design tramite questa collaborazione: ” Quando progetto tendo all’ empatia, non credo in un criterio estetico unico, piuttosto ad un processo creativo coerente. Una sinergia tra creativo, editore e user. Per me LUISAVIAROMA è questo”, spiega la Urquiola.

bianco_T6C6198biancoLa designer spagnola, laureata in Architettura, ha collaborato con Achille Castiglioni, Vico Mastretti e Pietro Missoni prima di aprire il suo studio milanese nel 2001. Tra le sue creazioni cult la sedia Tropicalia occupa un posto di primo piano,  strutturata com’è su una ricercatissima lavorazione di fili a intreccio policromo.

bianco_T6C6196biancoOltre al progetto Oasi, dal 29 Novembre LUISAVIAROMA ha in serbo una novità ulteriore: ha arricchito infatti la sua ampia scelta di arredi e di accessori per la casa dei brand Moroso e Kettal, leader indiscussi del design internazionale.

biancoOASI 2 Terrace 2biancoTropicalia 3 - MorosoTropicalia di Patricia Urquiola per Moroso

biancoPhoto courtesy of LUISAVIAROMA Press Office

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“Walking with the Muses”: Pat Cleveland si racconta

pat cleveland walking with the musesbianco Walking with the Muses: mai titolo potrebbe essere più azzeccato per descrivere Pat Cleveland, supermodel e musa delle passerelle, che in oltre 300 pagine ha concentrato la storia di un sogno divenuto sfavillante realtà. Dream Lover, d’altronde, è anche l’ intestazione del primo di una serie di capitoli che si aprono all’ insegna di hit che hanno fatto storia e che compongono l’evocativa colonna sonora di questo memoir: un dettaglio che la dice lunga dell’ amore di Pat per la musica, una costante di tutta la sua esistenza. Non sembra forse un ispirato passo di danza il suo avanzare inconfondibile sulla catwalk? E non sono forse definiti “danzanti” i coloratissimi abiti creati da Stephen Burrows, primo designer a eleggere Pat a propria musa? Correvano gli anni dello Studio 54 e Patricia (questo il suo nome all’ anagrafe) Cleveland, insieme a Grace Jones, Bianca Jagger, Andy Warhol, Jerry Hall e a molte altre celebrities ancora era una delle sue più assidue frequentatrici. Ma per addentrarci nella fiaba fino in fondo dobbiamo tornare indietro nel tempo, a quel 23 Giugno 1950 che segna l’ inizio di tutto. E’ allora che Pat nasce a New York da Ladybird Cleveland, artista di origini pellerossa e afroamericane. Suo padre Johnny Johnston, un sassofonista jazz  (riecco l’ elemento della musica) svedese, torna in Europa e da quel momento rimarrà pressochè latitante. Ladybird però non è una single mom qualunque: dipinge, si diverte a creare abiti, è una talentuosa illustratrice che frequenta la scena jazz di Harlem. Pat cresce con l’ arte nel DNA e trascorre un’ infanzia circondata dai colori, dai lustrini, da tutte le declinazioni del bello. Non è un caso che, con un simile imprinting, scelga di studiare design per diventare stilista e che venga notata da Carrie Donovan, fashion editor di Vogue, proprio per il look estroso che esibisce. E’ il 1966 e quel fortuito incontro nella metro le varrà un articolo in cui Vogue la include tra i new talents della moda: è l’ evento chiave che coincide con la svolta. E se da cosa nasce cosa, grazie a quell’ articolo Pat viene notata dal magazine afro-americano Ebony che la recluta come modella del suo Fashion Fair tour. Dalla tourneè con Ebony in giro per gli USA, tra episodi di bieco razzismo e un Cassius Clay infatuato di lei da subito, ha inizio la sua carriera di cover girl dapprima con Eileen Ford e poi con Wilhelmina Models, fautrice di una bellezza più esotica e fuori dagli schemi. Pat racconta di quegli anni con sincerità e passione: gli esordi come fitting model, gli incontri con icone del calibro di Diana Vreeland e Andy Warhol, le esperienze professionali con fotografi come Berry Berenson, Irving Penn e Richard Avedon, il suo ruolo di musa di Stephen Burrows e successivamente di Halston, l’ euforia e le amarezze che azzera trasferendosi a Parigi, dove il colore della pelle è un dettaglio irrilevante.  E’ proprio a Parigi che scoppia la “Cleveland fever”. Nella capitale francese Pat è ancora una volta musa, e tra coloro che ispira risaltano i big names di Antonio Lopez, Karl Lagerfeld, Yves Saint Laurent e Thierry Mugler, senza contare le innumerevoli Maison per le quali sfila o gli autorevoli magazine per cui posa. La consacrazione arriva con la celebre Battaglia di Versailles, sfilata-evento che il 28 Novembre 1973 mette a confronto 5 designer francesi (Hubert de Givenchy, Yves Saint Laurent, Emanuel Ungaro, Pierre Cardin e Marc Bohan per Christian Dior) e 5 americani (Halston, Oscar de la Renta, Stephen Burrows, Bill Blass e Anne Klein) davanti a un’ audience di miliardari, socialites e teste coronate. Un anno dopo, Pat fa ritorno a New York: è il 1974 e Beverly Johnson è appena apparsa sulla cover di Vogue, per le black models si apre una nuova era. Ma “di non solo pane si vive” e nel suo memoir la Queen of the Catwalk racconta la sua svolta spirituale come adepta del guru Swami Satchidananda, mentre sul versante love story e flirt spuntano gli altisonanti nomi di Warren Beatty e di Mick Jagger. Prima dell’ incontro con il marito Paul van Ravenstein, naturalmente, al quale Pat dedica l’ ultimo (ma non ultimo) capitolo del libro: il titolo? At long last love, come recitava la romantica hit di Cole Porter.

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Tendenze FW 2016/17: i preziosismi del pigiama di giorno

pajama fw 2016 antonio marrasAntonio Marras

biancoPigiami e vestaglie varcano i confini della notte per tramutarsi in stilosi protagonisti del daywear. E alternano a una miriade di pattern e di tessuti il satin impreziosito di motivi floral nel più puro China style.

biancoPAJAMA FW 2016 FERRETTIAlberta Ferretti

biancoPAJAMA FW 2016 FENDIFendi

biancopajama fw 2016 12051205

biancopajama fw 2016 dries van notenDries Van Noten

biancoPAJAMA FW 2016 CAVALLIRoberto Cavalli

biancoUndercover

biancopajama fw 2016 h & mH & M

biancopajama fw 2016 alexis mabilleAlexis Mabille

biancopajama fw 2016 house of hollandHouse of Holland

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In viaggio con Rosetta: Bet She Can e il nuovo progetto di “empowerment stellare”

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Si chiama In viaggio con Rosetta ed è il nuovo percorso che Bet She Can – la Fondazione che si occupa di empowerment delle bambine tra gli 8 e i 12 anni – sta portando avanti con Scuola di Robotica, a Milano, presso lo spazio WeMake. Il progetto, iniziato il 12 Novembre, è articolato in 7 incontri che si prefiggono di avvicinare le pre-teen alla robotica e al settore aerospaziale: racconti, video, foto, illustrazioni, laboratori di robotica e di programmazione saranno gli strumenti di una fantastica avventura che condurrà le allieve tra i pianeti e sulle comete, come se fossero a bordo della sonda Rosetta. Ed è stata proprio la discesa di Rosetta a inaugurare gli incontri proseguiti con le testimonianze della Prof.ssa Amalia Ercoli-Finzi, grande protagonista della missione e prima laureata in Ingegneria Aeronautica in Italia. “Voi siete quello che avrei voluto essere”, ha esordito la Ercoli-Finzi davanti alle 15 bambine intente ad occuparsi di spazio anzichè di faccende domestiche, e si è prestata con entusiasmo a rispondere alle loro domande. “Le stelle fanno sognare…e pongono anche, a chi le osserva, tanti interrogativi” ha risposto a Lola, 10 anni, che le ha chiesto “Come hai scoperto che volevi fare la scienziata delle stelle?”, mentre a Beatrice, 8 anni, interessata alle difficoltà incontrate nella sua carriera, ha spiegato che, soprattutto a certi livelli di potere, “gli uomini non vogliono dare spazio alle donne” aggiungendo che “la nostra società avrà successo quando ci sarà una vera e sincera collaborazione uomo-donna”.

biancoRosetta_Con Amalia 1_161116Amalia Ercoli-Finzi durante l’ incontro

biancoNell’ incontro successivo, con l’ aiuto di carta, forbici e pennarelli le bambine hanno realizzato una propria versione della missione e poi prodotto un video-documentario con la tecnica dello stop-motion. Le seguenti tappe del percorso prevedono, tra l’altro, un confronto tra l’ Ing. Alessia Mauta – controllore di volo per veicoli spaziali in Lussemburgo – e le giovani “apprendiste” in un settore, come quello aerospaziale, che registra attualmente una rappresentanza femminile del 25% a livello mondiale e solo del 10% di ingegneri donne. Il 17 Dicembre prossimo, a concludere questa prima edizione di In viaggio con Rosetta sarà la presentazione alle famiglie, agli insegnanti, agli amici e al pubblico dei lavori svolti: un finale in grande stile per un’ iniziativa già destinata a ripetersi in virtù del successo riscosso.

biancoRosetta_Gruppo 2_161113biancoLa Fondazione si sta attivando per lanciare prossime edizioni nel 2017, sia a Milano che in diverse città italiane. Per saperne di più:  www.betshecan.com

Leggi qui l’ articolo che VALIUM ha dedicato a Bet She Can e l’ intervista alla sua fondatrice Marie-Madeleine Gianni

biancoPhoto courtesy of Marie-Madeleine Gianni/Bet She Can

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Glitter People

chloe sevigny 3bianco” Io so chi sono, ormai. E io sono il mio proprio brand. “

 

Chloe Sevigny

biancoPhoto source: Tradlands via Flickr, CC BY 2.0

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